
UN RADICALE ATTO D'AMORE
LE LETTURE DEL MATTINO
Condividiamo il breve brano "Un radicale atto d'amore" di Jon Kabat-Zinn tratto dal libro "La scienza della meditazione"
Nelle sue manifestazioni esteriori la meditazione formale sembra comprendere sia il fermarsi, parcheggiando il corpo in una quiete che sospende ogni attività, sia il dedicarsi al fluire del movimento.
In entrambi i casi è una saggia attenzione incarnata, un gesto interiore che si intraprende quasi sempre in silenzio, uno spostamento dal fare al semplice essere. A prima vista può essere considerato un atto innaturale, ma ben presto, se continuiamo a dedicarci a esso, scopriamo essere atto di puro amore per la vita che si svolge in noi e intorno a noi.
Quando guido una meditazione con un gruppo di persone spesso mi ritrovo a incoraggiarle a liberarsi del pensiero «sto meditando» e a limitarsi a stare svegli, senza sforzi, senza programmi, senza idee, neanche su «come mi dovrei sentire» o «che aspetto dovrei avere» o «su che cosa dovrei concentrare l'attenzione». Le invito a essere semplicemente sveglie e attente a quel che c'è in questo preciso istante senza ornamenti né commenti. Uno stato di veglia come questo non è tanto facile da assaporare, all'inizio, a meno che non si abbia davvero una «mente di principiante»;* ma è una dimensione fondamentale della meditazione, da conoscere fin dai primi inizi, anche se in ogni momento l'esperienza di quella consapevolezza aperta, spaziosa e libera dall'obbligo di scegliere ci pare difficile da cogliere.
Abbiamo bisogno di diventare più semplici, non più complicati; per questo all'inizio ci è difficile uscire dai nostri percorsi abituali abbastanza da poter assaporare questa sensazione di non-fare (che è a nostra totale disposizione), da rilassarci nell'essere, senza alcun programma ma pienamente risvegliati. È per questa ragione che esistono tanti diversi metodi e tecniche per meditare e tante diverse direttive e istruzioni, che alle volte io chiamo «impalcature». Possiamo considerarli modi antichi e utili per riportarci indietro intenzionalmente e volutamente da una miriade di direzioni, da luoghi differenti nei quali, forse, ci eravamo bloccati nello stupore o nella confusione; modi utili per riportarci a un silenzio assoluto e aperto, a ciò che potremmo chiamare il nostro stato originario di veglia, che in realtà c'è sempre stato, c'è sempre, proprio come il sole splende sempre e l'oceano è sempre calmo, nei suoi abissi.
Ho la sensazione che la mia barca
abbia urtato, là sotto nel profondo,
contro qualcosa di grosso.
E non succede niente!
Niente... silenzio... onde...
— Non succede niente? O non è già successo tutto,
e noi ora ce ne stiamo tranquilli nella nuova vita?
JUAN RAMON JIMENEZ, Oceani
A mano a mano che il ritmo della nostra vita continua ad accelerare, guidato sempre più da una moltitudine di forze apparentemente al di fuori del nostro controllo, un numero sempre maggiore di noi si ritrova a impegnarsi nella meditazione, in questo atto radicale dell'essere, in questo atto radicale d'amore, per quanto possa sembrare stupefacente dato l'orientamento materialistico da «posso farcela», ossessionato dalla velocità, dal progresso, dalla celebrità, dall'orientamento dei social media che sono propri della nostra cultura. Sono tante le ragioni per le quali ci stiamo rivolgendo verso la meditazione di consapevolezza, non ultima forse l'intenzione di conservare la nostra salute mentale individuale e collettiva, o di recuperare il senso delle proporzioni e il significato delle cose, o anche solo di tener testa al tremendo stress e alla grande insicurezza del nostro tempo. Questo fermarci e «cadere risvegliati» intenzionalmente alle cose così come sono in questo momento, risoluti, senza soccombere alle nostre reazioni o al giudizio e lavorandoci sopra saggiamente se nascono, con la giusta dose di comprensione per noi stessi quando invece soccombiamo, disposti a prendere dimora per un certo tempo nel momento presente a dispetto di tutti i nostri piani e di tutte le nostre attività finalizzate ad arrivare da qualche altra parte o a portare a termine un progetto o a perseguire oggetti di desiderio o scopi, finisce per rivelarsi un atto immensamente difficile, quasi scoraggiante eppure estremamente semplice, profondo, dopotutto decisamente possibile, che dà ristoro alla mente e al corpo, all'anima, allo spirito proprio in quel momento.
In effetti limitarsi a sedersi e a starsene tranquilli per un po' di tempo per conto proprio è un atto radicale d'amore. Sedersi in questo modo in realtà è un modo di prendere posizione nella propria vita così com'è, come che sia, proprio ora. Prendiamo posizione qui e ora, mettendoci seduti a meditare con la schiena diritta e a testa alta.*
Restare sani di mente in un mondo sempre più folle è la sfida del nostro tempo. Come si fa, se siamo presi di continuo dal chiacchiericcio della nostra mente, se siamo spaventati dalla sensazione di esserci persi, di essere rimasti isolati, di non essere in contatto con ciò che ha un minimo di significato e con quel che siamo realmente, quando sentiamo che tutto il nostro darci da fare è vuoto, quando ci rendiamo conto di quanto sia breve la vita? Alla fine, è solo l'amore a poterci far intuire che cosa è davvero reale, che cosa conta davvero. E dunque, sì, ha senso un atto radicale d'amore, amore per la vita e per l'emergere del proprio vero sé.
Limitarci a sederci e a lasciarci affondare nella presenza è un modo potente e incisivo di affermare che stiamo riprendendo i sensi, lentamente ma sicuramente; che, dietro a tutto il pensare e il rimuginare su se stessi, dietro tutte le reazioni mentali ed emotive, quel mondo di esperienza diretta è ancora intatto e decisamente disposto a venirci in soccorso, a farci guarire, a farci sapere come essere e che cosa fare (quando poi torniamo a fare), o per lo meno da che parte cominciare di nuovo.

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