
RALLEGRARSI DELLA VIRTU'
LE LETTURE DEL MATTINO
Condividiamo il breve brano "Rallegrarsi della virtù" di B. Alan Wallace tratto dal libro "i quattro incommensurabili"
Anche la tradizione buddhista tibetana descrive la gioia empatica, ma dà maggiore importanza al rallegrarsi della virtù, perché questo atteggiamento è considerato la radice della felicità.
Dicono che sia un antidoto diretto dell'invidia, tanto quanto l'invidia è l'incapacità di sopportare la felicità e il successo altrui. Notate che nella pratica theravāda il primo passo è concentrarsi su una persona felice diversa da noi stessi. Nella pratica buddhista tibetana di rallegrarsi del bene invece è assolutamente corretto incominciare da se stessi. È una pratica incredibilmente ricca, eppure è così semplice. Non implica nessun concetto di qualcosa da raggiungere, basta farla e il beneficio è immediato.Rallegrarsi, specialmente delle proprie virtù, implica guardarsi indietro, osservando il proprio comportamento, le proprie aspirazioni e i propri desideri, per poi fermarsi e gioire laddove ci accorgiamo di avere una natura buona. Magari avete praticato la meditazione con una motivazione pura e ne avete tratto qualche beneficio. Invece di andare solo avanti, concentratevi sulla vostra pratica passata, riconoscete che avete fatto qualcosa di buono e rallegratevene.Quando pensate alle vostre aspirazioni, alle vostre azioni virtuose e ai loro risultati, non penserete certo: "Sono davvero una persona fantastica, probabilmente sono migliore della maggior parte delle persone". Questo è un 'nemico vicino' della pratica del rallegrarsi della virtù: l'adulazione di se stessi, l'arroganza e la presunzione. Si prende la direzione sbagliata attraverso un processo di riduzione, in cui ci si dimentica di tutte le cause e condizioni che si sono combinate insieme perché la virtù potesse esistere. Immaginate se dopo un ritiro veramente buono, in cui avete acquisito una grande comprensione, foste partiti pensando: "Sono davvero in gamba! Scommetto che nessuno ha mai meditato così bene! Dovrei davvero essere un insegnante!". Quando ciò avviene, state ignorando il contesto in cui è sorta la vostra esperienza: l'aiuto del maestro, il sostegno del gruppo degli altri praticanti, e tutto il resto. Avete reificato voi stessi, e ciò è causa di problemi.Rallegrarsi sinceramente delle proprie virtù è profondamente diverso: si colloca sempre in un contesto. Se ad esempio avete fatto un ritiro, o vi siete fermati ad aiutare qualcuno, la vostra attenzione è rivolta al contesto, comprese le persone che vi hanno aiutato e ispirato nella vostra ricerca di merito. All'interno di quel contesto potete rallegrarvi dell'azione e dell'evento. Allora la vostra gioia è limpida.L'atto stesso del rallegrarsi è un'ispirazione a progredire nella pratica. Dopo alcuni mesi o anni di meditazione potreste guardarvi indietro e notare: "Era terribilmente difficile, e ora non lo è affatto". Potreste accorgervi che la pratica della benevolenza era inefficace nella fase iniziale, e che ora invece emerge nel contesto della vostra pratica. Dove notiamo che c'è qualche miglioramento, qualche trasformazione che sta avvenendo, possiamo rallegrarcene, riconoscerli, concentrarci su di essi e renderli parte della nostra realtà. Così possiamo creare una base alla fiducia in noi stessi, a un sentimento di capacità, e ciò può anche aiutarci a superare l'invidia. E ovviamente questo tipo di sentimento è anche un antidoto diretto all'autodenigrazione.Non fermatevi lì. Ricordate che l'abilità nella meditazione è solo un aspetto della pratica spirituale. Vale anche la pena di rallegrarvi della vostra pratica della disciplina etica. Osservando la vostra vita, se vi accorgete di essere stati campioni di sarcasmo, brutalità e calunnia ma che ora non lo siete più, è un progresso enorme. È un gran risultato. Rallegratevene!Così come prendete in considerazione la vostra pratica, che questa riguardi l'etica, il samādhi, la saggezza o la compassione, potete considerare anche la pratica altrui nella stessa luce. Quando sentite dire che qualcun altro sta facendo un buon progresso, fate una pausa e rallegratevene. Ciò agisce come antidoto diretto dell'invidia. Questa pratica è eccellente in uno stile di vita attivo. Sia nei mezzi di informazione sia nella nostra esperienza personale esistono moltissime cose che suscitano facilmente una risposta di tristezza o di dolore, ma ogniqualvolta vediamo una virtù, concentrandoci su di essa come se fosse un punto luminoso, possiamo attirarla nella nostra realtà. Permettere a noi stessi di rallegrarci della virtù può essere una fonte reale di ispirazione. Specialmente se ci si impegna, è molto, molto utile.Potete iniziare la vostra meditazione seguendo l'approccio della tradizione theravāda, pensando prima a una persona gioiosa, poi a una neutrale e poi, se è possibile, a una ostile. Non affrettate troppo questa progressione, altrimenti potrebbe portarvi all'ipocrisia.Un altro modo è semplicemente fare una pausa e osservare la vostra vita. Incominciate da lì e chiedetevi se c'è niente di buono, di significativo. Se c'è, concentratevici e rallegratevene. Poi prendete voi stessi come esempio ed estendete il pensiero ad altri: "Come per me, così per te". Rallegratevi della felicità degli altri e di qualsiasi sforzo essi facciano per seminare i semi della loro futura felicità.

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