COME DECIDERE SE STARE BENE O STARE MALE

23.01.2026

LE LETTURE DEL MATTINO

Condividiamo il breve brano "Come decidere se stare bene o male" di Jack Kornfield tratto dal libro "Il cuore saggio"


Lama Yeshe diceva: « Per diventare lo psicologo di te stesso non devi studiare

chissà quale grande filosofia: ti basta esaminare la tua mente ogni giorno. In

fondo esamini già tutti i giorni le cose materiali, controlli ogni mattina se hai

cibo in frigorifero. Perché non controllare lo stato della tua stessa mente?

Investigare sulla propria mente è molto più importante! ».

Quando impariamo a essere consapevoli dei nostri stati mentali cominciamo

anche a vedere quanto siano abituali e condizionati. Le moderne neuroscienze

ci dicono che le nostre reazioni del passato sono incise nelle sinapsi che

mandano messaggi da un neurone all'altro, il che rende più probabile che

continuino a mandare lo stesso messaggio in futuro. Facendo attenzione,

riconosciamo quanto spesso all'esperienza del momento segua

immediatamente una reazione. Può essere scioccante renderci conto di quanto

siano impersonali e dettate dall'abitudine le nostre reazioni. Poi ci rendiamo

conto, gradualmente, che la presenza mentale ci consente di scegliere una

risposta più salutare.

Uno studente di meditazione, Jeremy, mi parlò delle difficoltà che provava

incontrando un suo ex amico, Zach, che l'aveva tradito in un affare. In

precedenza, ogni volta che Jeremy incontrava Zach, vederlo aveva sempre

suscitato in lui affetto, eccitazione e felicità; ora vedere Zach gli faceva nascere

dentro le qualità mentali della rabbia, della tristezza, della preoccupazione e

dell'infelicità.

Nell'incontro del passato e in quello del presente l'esperienza sensoriale di

incontrare Zach è la stessa; la differenza determinante è data dalle diverse

qualità mentali che sorgono in relazione all'esperienza stessa. Jeremy abitava

vicino a Zach, dunque lo incontrava regolarmente. I due avevano cercato di

parlarsi, avevano tentato anche di mediare, ma Jeremy continuava a provare

sentimenti di rabbia e di rancore: alla vista di Zach seguiva una reazione

automatica, condizionata dal tradimento. Ogni volta che se ne ricordava,

Jeremy si sentiva il corpo e la mente contratti dal dolore.

All'incontro successivo, invece di rimettere in scena per la cinquecentesima

volta tutta la storia del grande torto che aveva subito, Jeremy fece una pausa.

Provando il dolore, andò a indagare più a fondo. Sì, c'era una ferita; ma aveva

già fatto quello che era necessario per prevenire ulteriori perdite. Respirando

con delicatezza riusciva a notare che non era insorto nessun problema nuovo,

che i suoi stati mentali erano il risultato dei conflitti passati. Respirò di nuovo e

permise alla rabbia e all'agitazione di esserci, circondate di presenza mentale,

senza alimentarle; cominciarono a ridursi, per lasciar posto a un tranquillo

sollievo. Quando incontrò l'ex amico, Jeremy riuscì a riconoscere il tradimento

senza più essere costretto a dimorare negli stati mentali infelici: con questo

semplice atto di osservare i suoi stati mentali, Jeremy aveva fatto un passo

verso la comprensione e la liberazione.

Come insegna Ajahn Chah, « quando sei saggio, il contatto con l'esperienza

somiglia a stare in cima a una pianta di mango con i frutti maturi. Bisogna

scegliere fra i manghi buoni e quelli marci, ed è una scelta che ti conviene fare,

visto che sai quali frutti ti fanno star male e quali ti fanno bene ». Allenandoci

alla consapevolezza cominciamo a vedere chiaramente i frutti salutari e quelli

non salutari. Praticando la presenza mentale con le esperienze piacevoli come

con quelle spiacevoli, scopriamo la capacità della consapevolezza di dar spazio

a una reazione salutare a qualunque cosa si presenti. La consapevolezza è il re,

è la regina di tutti gli stati salutari: vede quali esperienze sono presenti e genera

le condizioni perché si manifestino le nostre qualità innate — integrità, amore,

generosità e semplicità.

Con la consapevolezza degli stati mentali possiamo scegliere se praticare la

pace o andare in guerra, possiamo scegliere se vogliamo lasciarci imprigionare

e bloccare oppure lasciar andare gli stati mentali dolorosi e stare in salute.

Possiamo lasciar andare l'argilla e lasciare che risplenda l'oro che abbiamo

dentro».


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