IL RETTO PENSIERO

14.04.2026

LE LETTURE DEL MATTINO

Condividiamo il breve brano "Il retto pensiero" del maestro Thich Nhat Hanh tratto dal libro "Il cuore dell'insegnamento del Buddha"


Quando la Retta visione è ben salda si ha il Retto pensiero (samyak saṃkalpa). Occorre che la Retta visione sia alla base del nostro pensiero; allo stesso tempo, se ci alleniamo nel Retto pensiero, anche la nostra Retta visione migliorerà. Il pensiero è il discorso della nostra mente: il Retto pensiero rende chiaro e benefico quel discorso

Poiché spesso poi porta all'azione, occorre che il pensiero sia retto perché possa metterci sul sentiero della Retta azione.Il Retto pensiero riflette le cose così come sono. Il pensiero erroneo ci fa vedere le cose "a testa in giù" (viparyāsa), a rovescio. Non è facile praticare il Retto pensiero: spesso in noi la mente pensa una cosa e il corpo ne fa un'altra: mente e corpo non sono unificati. Il respiro consapevole costituisce un importante fattore di collegamento: quando ci concentriamo sul respiro riunifichiamo il corpo e la mente e torniamo a essere integri.Dicendo "Penso, dunque sono", Cartesio intendeva dire che possiamo dimostrare di esistere perché esiste il nostro pensiero. Era giunto alla conclusione che ci siamo, che esistiamo davvero, dato che pensiamo. Io concluderei l'opposto: "Penso, dunque non sono". Finché mente e corpo non sono unificati, noi ci disperdiamo e non possiamo affermare di esserci veramente. Se pratichiamo il respiro consapevole ed entriamo in contatto con gli elementi risananti e rasserenanti già presenti in noi e intorno a noi, troviamo pace e solidità. Il respiro consapevole ci aiuta a smettere di preoccuparci per i dolori del passato e le ansie del futuro. Ci aiuta a rimanere in contatto con la vita nel momento presente. Molta della nostra attività di pensiero non è necessaria: sono pensieri limitati, che non hanno una gran qualità di comprensione. A volte ci sentiamo come se avessimo una radio in testa accesa giorno e notte e non riuscissimo a spegnerla: ci preoccupiamo, siamo sempre più tesi, abbiamo gli incubi di notte. Praticando la meditazione cominciamo a sentire la radio accesa nella mente, e possiamo notare se la nostra attività di pensiero sia utile oppure no.Il pensiero si compone di due parti: pensiero iniziale (vitarka) e pensiero sviluppato (vicāra). Un pensiero iniziale è qualcosa come: "Oggi pomeriggio devo consegnare un saggio per il corso di letteratura". Sviluppo di questo pensiero potrebbe essere la domanda se io stia svolgendo correttamente il compito assegnato, se non sia il caso di rileggere il titolo ancora una volta prima di mettermi al lavoro, se il professore si accorgerà che lo consegno in ritardo e così via. Vitarka è il pensiero originario; vicāra è il suo sviluppo.Nel primo stadio della concentrazione meditativa (dhyāna) sono presenti entrambi i tipi di pensiero; nel secondo stadio sono entrambi assentiti. Il nostro contatto con la realtà è più profondo, libero da parole e concetti. L'anno scorso, camminando nei boschi con un gruppo di bambini, ho notato che una delle bimbe era rimasta a lungo pensierosa; alla fine mi ha chiesto: "Nonno monaco, di che colore è la corteccia di quell'albero?". "È del colore che vedi", le ho risposto. Volevo che entrasse nel mondo meraviglioso che aveva proprio davanti agli occhi; non volevo aggiungere un altro concetto.Ci sono quattro pratiche relative al Retto pensiero:1. Sei sicura? Sei sicuro? – Se sul sentiero che stai percorrendo c'è un pezzo di corda, percepirla come un serpente genererà pensieri di paura. Più la percezione è erronea, più sarà scorretto il pensiero. Per favore, scrivi le parole: "Sei sicuro?" o: "Sei sicura?" su un grande foglio di carta e appendilo in un posto dove lo puoi vedere spesso. Fatti questa domanda più e più volte. Le percezioni erronee sono causa di pensiero erroneo e di sofferenza inutile.2. Che cosa sto facendo? – A volte chiedo a uno dei miei studenti: "Che cosa stai facendo?" per aiutarlo a liberarsi dai pensieri sul passato o sul futuro e a tornare al momento presente. Gli faccio questa domanda per aiutarlo a essere, proprio qui, proprio ora. Per rispondere basta che sorrida: già questo dimostrerà la sua vera presenza.Chiederti "Che cosa sto facendo?" ti aiuterà a vincere l'abitudine di voler finire in fretta. Sorridi e di' a te stesso: "Lavare questo piatto è il lavoro più importante della mia vita". Quando ti chiedi che cosa stai facendo, rifletti a fondo sulla domanda: se i tuoi pensieri ti portano via bisogna ricorrere alla consapevolezza. Quando sei davvero presente, lavare i piatti può essere un'esperienza profonda e gradevole; se invece li lavi pensando a qualcosa d'altro stai sprecando il tuo tempo – e probabilmente non li stai neanche lavando tanto bene. Se non sei davvero presente, potrai lavare anche 84.000 piatti e non avere alcun merito per il tuo lavoro.L'imperatore Wu chiese a Bodhidharma, fondatore del buddhismo Zen in Cina, quanti meriti avesse acquisito facendo costruire templi in tutto il paese. Bodhidharma rispose: "Nessuno". Se invece lavi un singolo piatto in presenza mentale, se costruisci un solo, piccolo tempio dimorando profondamente nel momento presente – senza desiderare di essere altrove, senza curarti di fama o riconoscimenti – il merito di questa azione sarà illimitato e ti sentirai molto felice. Chiediti spesso: "Che cosa sto facendo?". Quando i pensieri non ti portano altrove, quando fai le cose in consapevolezza, sei contento e gli altri possono contare su di te.3. Salve, forza dell'abitudine! – Noi tendiamo a restare fedeli alle nostre abitudini, anche a quelle che ci fanno soffrire. La "lavorodipendenza" ne è un esempio. In passato forse i nostri antenati erano costretti a lavorare quasi tutto il giorno per mettere insieme il pranzo con la cena, ma oggi lavoriamo in modo quasi compulsivo che ci impedisce di avere un contatto reale con la vita: pensiamo di continuo al lavoro, non abbiamo neanche il tempo di respirare. Occorre che troviamo un po' di tempo per contemplare i fiori di ciliegio o per bere un tè in consapevolezza. Il nostro modo di agire dipende dal nostro modo di pensare, e questo a sua volta dipende dalle nostre energie dell'abitudine. Quando ce ne rendiamo conto, non ci resta che dire: "Salve, forza dell'abitudine!" e fare amicizia con i nostri schemi abituali di pensiero e di azione. Quando riusciamo ad accettare questi automatismi, quando non ci fanno più sentire in colpa, perdono molto del potere che hanno su di noi. Il Retto pensiero, dunque, porta alla Retta azione.4. Bodhicitta – La nostra "mente dell'amore" è il profondo desiderio di coltivare la comprensione per rendere felici molti esseri. È la forza motivante che spinge alla pratica di vivere in consapevolezza. Se c'è bodhicitta a fondamento del nostro pensiero, tutto quel che facciamo o diciamo aiuterà gli altri a liberarsi. Il Retto pensiero, dunque, genera anche la Retta diligenza.Il Buddha ci ha offerto molti modi per trasformare i pensieri che ci turbano. Uno di questi, ha detto, è sostituire un pensiero non salutare con un pensiero salutare "cambiando piolo", proprio come un falegname sostituisce un piolo marcio martellandone uno nuovo al suo posto.* Se siamo assaliti di continuo da schemi di pensiero non salutari abbiamo bisogno di imparare a cambiare il piolo, a sostituire quegli schemi con pensieri salutari. Il Buddha paragonava chi è in preda a pensieri non salutari a qualcuno che porti un serpente morto intorno al collo. Il modo più facile di impedire che sorgano pensieri non salutari, ha detto, è vivere in un ambiente salutare, in una comunità che pratichi uno stile di vita consapevole. Con l'aiuto e la presenza delle sorelle e dei fratelli nel Dharma è facile mantenere il Retto pensiero: dimorare in un ambiente favorevole è una scelta di medicina preventiva.Il Retto pensiero è un modo di pensare che si accorda con la Retta visione. È una carta stradale che ci aiuta a trovare la via; una volta arrivati a destinazione, però, dobbiamo posare la carta ed entrare pienamente nella realtà. "Pensa il non-pensiero" è una frase ben nota nello Zen. Quando pratichi la Retta visione e il Retto pensiero dimori profondamente nel momento presente, dove puoi entrare in contatto con i semi di gioia, pace e liberazione, dove puoi guarire e trasformare la tua sofferenza ed essere davvero presente per molti altri esseri.».


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