LA POSIZIONE DELLE MANI IN MEDITAZIONE

17.02.2026

LE LETTURE DEL MATTINO

Condividiamo il breve brano "La posizione delle mani in meditazione" di Jon Kabat-Zinn tratto dal libro "Dovunque tu vada ci sei già"


Nel corso dei millenni la tradizione yoga e quella meditativa hanno individuato, compreso e usato in modi particolari varie e sottili correnti energetiche presenti nel corpo umano.

Sappiamo intuitivamente che tutte le posizioni corporee corrispondono a determinate espressioni che s'irradiano tanto interiormente quanto esternamente. È quello che comunemente viene definito «linguaggio del corpo»; possiamo utilizzare questo linguaggio per decifrare i sentimenti altrui, poiché le persone trasmettono continuamente informazioni che possono essere captate da chi sia dotato di sufficiente ricettività.

Ma in questa sede ci interessa capire come ciascuno possa divenire ricettivo al linguaggio del proprio corpo. Questa consapevolezza può catalizzare evoluzioni e trasformazioni assai significative. Nelle tradizioni yoga, questo campo di conoscenze riguarda alcune posizioni del corpo note come mudra. In un certo senso tutte le posizioni sono mudra; ciascuna ha un significato particolare con la relativa carica energetica. Ma solitamente i mudra si riferiscono a qualcosa di più sottile della postura assunta dall'intero corpo e si concentrano innanzitutto sulle mani e sui piedi.

Se visitate un museo ed esaminate attentamente dipinti e sculture buddiste, noterete rapidamente che nelle centinaia di rappresentazioni diverse della meditazione, in posizioni sia sedute, sia erette o supine, le mani sono disposte in una serie di modi differenti. Nel caso della meditazione seduta talvolta si tengono le mani sulle ginocchia, i palmi rivolti verso il basso; a volte uno o entrambi i palmi delle mani sono rivolti verso l'alto, oppure uno o più dita di una mano toccano il terreno, mentre l'altra mano è sollevata. Le mani possono essere raccolte entrambe in grembo, con le dita dell'una sovrapposte a quelle dell'altra, con le punte dei pollici in leggero contatto come se circoscrivessero un uovo invisibile, formando il cosiddetto «mudra cosmica ». In altri casi dita e palmi sono congiunti sopra il cuore nella posizione tradizionale della preghiera cristiana. Nel saluto orientale questa posizione significa un inchino alla divinità contenuta nell'altra persona.

Questi mudra delle mani rappresentano diverse energie che si possono sperimentare personalmente nella meditazione. Provate a sedere con i palmi delle mani sulle ginocchia e notate il particolare tipo di raccoglimento che ne risulta; per me, questa posizione significa non cercare altro e assimilare semplicemente ciò che esiste.

Se poi volgete i palmi verso l'alto, consapevoli del gesto, potete notare un mutamento nell'energia corporea. Questa posizione mi infonde ricettività, un'apertura verso l'alto e l'energia dei cieli (i cinesi dicono: «Come in alto, così in basso»). A volte provo un forte impulso ad aprirmi all'energia che proviene dall'alto perché può aiutare molto, specie durante i periodi di turbamento o confusione, a intensificare la ricettività nella pratica meditativa assisa. Questo si può ottenere sollevando semplicemente i palmi verso il cielo, il che non significa rivolgersi attivamente verso qualcosa in grado di aiutarci come per magia, ma piuttosto rendersi disponibili a rivelazioni superiori, stimolando la propensione interiore a sintonizzarsi con energie abitualmente ritenute elevate, divine, celestiali, cosmiche, universali, di ordine e saggezza superiori.».


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