LA PERSEVERANZA RICHIEDE CORAGGIO

31.03.2026

LE LETTURE DEL MATTINO

Condividiamo il breve brano "La perseveranza richiede coraggio" di Ezra Bayda tratto dal libro "Cuore Zen. Consigli semplice per una vita di consapevolezza e compassione "


Come forse saprete, gli alti e bassi della pratica sono prevedibili e inevitabili. In effetti, uno dei segni di una pratica matura è ricordarsi di anticipare le fasi calanti, mettere in conto le resistenze e sapere quali misure prendere .

Ad esempio, dopo aver fatto alcuni ritiri sappiamo che se un ritiro è stato particolarmente intenso è probabile che ci troveremo alle prese con una resistenza di pari intensità. Magari non subito, ma prima o poi è facile che accada. Quale misura prendere in caso di resistenza? Che altro, se non perseverare?

Perseverare significa avere costanza, a prescindere dal nostro stato d'animo. Anche se siamo demotivati, o non ricordiamo più cosa ci spinge a replicare, sappiamo almeno che non dobbiamo demordere. Sappiamo, almeno, di dover fare atto di presenza. In effetti, perseverare malgrado lo scoraggiamento e la resistenza, è spesso l'occasione migliore per imparare. Per tutti arrivano i momenti in cui la resistenza può essere forte, in cui sentiamo di aver perduto l'aspirazione. Chi non ha mai pensato: "non ci riuscirò mai", "non sarò mai capace di impegnarmi quanto dovrei", oppure "a che serve?" Eppure, continuare a praticare, perseverare, anche quando non ricordiamo perché, è un modo per imparare ad andare a fondo nella vita. Restare con l'esperienza viscerale o fisica del dubbio, del sapere di non sapere, è la via d'accesso più diretta alla pratica.

[…]

In concreto la perseveranza si traduce, ad esempio, nel meditare tutti i giorni, che ci vada o no. Oppure nel frequentare regolarmente un centro di pratica e partecipare ai ritiri, anche se spesso preferiremmo essere altrove. Inoltre, perseveranza significa restare presenti alle esperienze più difficili, anche solo per la durata di tre respiri, e anche quando una parte di noi vorrebbe fuggire nei pensieri, nelle fantasie, nei giudizi, nelle accuse, o in un'altra delle nostre scappatoie preferite. La perseveranza richiede un certo tipo di coraggio, il coraggio di esaminare a fondo le proprie convinzioni, in particolare le illusioni su di sé. Richiede anche il coraggio di riflettere sul proprio modo di vivere, di guardare se stessi con implacabile onestà e ammettere: "sì, mi comporto così", oppure: "questo è il mio punto debole". Non è una forma di autocritica, ma una osservazione oggettiva. Eppure, da quello sguardo più profondo, si sviluppa gradualmente la motivazione per cui la pratica diventa il riferimento centrale dell'esistenza. L'aspirazione a sapere cos'è la vita, e a viverla con l'apertura di cuore, diventa una priorità, nonché il contesto che dà senso a tutto il resto; allora è possibile accogliere la vita malgrado le circostanze.».


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