ISTRUZIONI PER LA MEDITAZIONE

12.05.2026

LE LETTURE DEL MATTINO

Condividiamo il breve brano "Istruzioni per la meditazione" di Joseph Goldstein e Jack Kornfield tratto dal libro "Il cuore della saggezza"


Si mantenga l'attenzione nitidamente focalizzata sulle sensazioni e sui sentimenti di ogni respiro; si sia presenti assieme al respiro stesso nell'addome, all'interno del corpo, lo si sente più chiaro e distinto; nell'addome che si solleva e si abbassa, o nei movimenti del torace, o ancora nell'inspirazione e nell'espirazione attraverso le narici.

Si osservi con quanta accuratezza e con quanta continuità si riesce a percepire le sensazioni del ciclo completo della respirazione, o dell'intero movimento di sollevamento e abbassamento.

Ci si serva di una delicata annotazione mentale, limitata a "alto" e "basso", o a "dentro" e "fuori", a ogni respiro. Se, poi, tra l'uno e l'altro respiro si ha una pausa, si sia consapevoli di qualche punto di contatto, come ad esempio tra le natiche e il cuscino, o tra le ginocchia e il pavimento, o delle labbra che delicatamente si sfiorano, percependo con estrema accuratezza le particolari sensazioni che in quel punto si manifestano. Se tra l'uno e l'altro respiro la pausa è molto lunga, si può cercare di essere consapevoli di un'intera serie di sensazioni di contatto finché il respiro successivo non venga da solo: senza, pertanto, affrettare o accelerare il processo della respirazione. Quando, poi, sopraggiunge il respiro successivo, si riporti l'attenzione alla respirazione, notando e annotando tale esperienza con la più grande cura.

Si mantenga desta la consapevolezza e la presenza mentale per ogni respiro, per ogni movimento di sollevamento e di abbassamento del torace o dell'addome, o dell'ingresso e dell'uscita dell'aria attraverso le narici. Questa consapevolezza, a sua volta, dovrà essere morbida e rilassata, affinché il respiro possa conservare il suo proprio ritmo. Si percepiscano le sensazioni di ogni respiro con estrema accuratezza, senza attendersi nulla in particolare, ma semplicemente annotando che cosa effettivamente avviene momento dopo momento.

A volte il respiro sarà nitido, e a volte indistinto; a volte forte, e a volte molto fiacco; potrà essere lungo o breve, liscio o scabroso. Ma si sia presenti assieme a esso, così come esso stesso si rivela, consapevoli del modo in cui variamente si modifica.

Se, eventualmente, qualche suono dovesse diventare preponderante, e distrarre l'attenzione dal respiro, si noti semplicemente "ascolto, ascolto", concentrando l'attenzione e la consapevolezza sulla specifica esperienza del suono, senza lasciarsi coinvolgere dal concetto di ciò che ha provocato il suono stesso, come "una macchina" o "il vento", ma limitandosi a restare assieme alla vibrazione dell'ascolto. Si osservi, a questo punto, se si è in grado di stabilire la differenza tra il concetto del suono e l'esperienza diretta e intuitiva del suono stesso. Si prenda nota dell'"ascolto", e quando quell'esperienza non è più predominante, o non richiama più l'attenzione, si ritorni al respiro.

Spesso potrà accadere che alcuni suoni si manifestino sullo sfondo della propria consapevolezza: ciò vuol dire che, sebbene se ne abbia consapevolezza, essi non riescono a distrarre l'attenzione dal respiro. In quel caso, non c'è nemmeno bisogno di annotare mentalmente l'"ascolto". Ci si limiti a osservare il respiro, lasciando la consapevolezza dei suoni di sfondo là dov'è.

La continuità dell'attenzione e del processo di annotazione mentale rafforza la presenza mentale e la concentrazione: pertanto, con tutta la delicatezza della propria mente, si cerchi di rendere questo sforzo di annotazione il più continuo possibile. Se, poi, si perde coscienza, se ci si distrae, se la mente va raminga, si annoti questo "divagare" non appena se ne è consapevoli, e si torni quindi al respiro.

Quando, invece, sono le sensazioni fisiche a divenire predominanti e a distrarre l'attenzione dal respiro, si concentri tutta la presenza mentale, tutta la propria attenzione su quella particolare sensazione. Si consideri con quanta accuratezza si è in grado di osservare e percepire la qualità della sensazione: si tratta di durezza o di mollezza, di calore o di freddo, di fremito, di formicolio, di bruciore, di stiramento, di irrigidimento? Si percepisca, dunque, di che sensazione si tratta e si annoti con la massima diligenza che cosa succede alla sensazione stessa quando la si osserva. Diviene più forte, diviene più debole, svanisce, si allarga, si rimpicciolisce?

A volte è anche difficile trovare una parola capace di descrivere esattamente una particolare sensazione: non si perda troppo tempo, allora, a pensarci su. Se non si riesce a trovare all'istante la parola giusta, per intuito, basterà annotare mentalmente "percezione", o "sensazione".

Massima importanza ha, poi, la consapevolezza. L'annotazione, in realtà, non è che un sussidio per indirizzare la mente con precisione verso l'oggetto prescelto, al fine di percepire di che sensazione si tratta e di annotare che cosa succede alla sensazione stessa nel momento in cui la si osserva. Si può manifestare, ad esempio, un forte dolore alla schiena o alle ginocchia: la mente, allora, vi si rivolge, ed esso viene percepito…....La pratica consiste semplicemente nell'assestarsi e nel notare, momento per momento, che cosa si manifesta, senza giudizi, senza valutazioni, e senza interpretazioni. E' pura e semplice attenzione a ciò che accade».


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