
CHE COS'E' IL PERDONO
LE LETTURE DEL MATTINO
Condividiamo il breve brano "Che cos'è il perdono" di Mario Thanavaro tratto dal libro "Perdonare per guarire"
Spesso,
recuperare i «frammenti» delle persone che abbiamo lasciato sulla
nostra strada non è possibile, e compiacersi per avere compreso che
cosa non funzionava rivisitando gli eventi passati e facendo
speculazioni su un futuro che non accadrà mai, è inutile.
È qui e ora che dobbiamo fondare il nostro essere, agire nella consapevolezza della vastità e della complessità di ciò che ci circonda e di ciò di cui siamo fatti. Ciò significa abbandonare il concetto dell'io-mio per farci carico, assieme al nostro dolore, anche di quello altrui.
Quando lasciamo che l'ansia si impadronisca dei nostri pensieri finiamo col concentrarci solo su noi stessi, dimentichi del mondo che ci circonda. Questo atteggiamento non è altro che una
forma di narcisismo, in grado di produrre solo decentramento dell'individuo rispetto all'ambiente e conseguentemente incapacità di risolvere i problemi. La conseguenza sono lo sfinimento e la stanchezza, sia sul piano fisico sia su quello psicologico. Nella mia esperienza ho capito quanto, proprio in questi casi, sia invece necessario ribaltare la prospettiva, avendo a mente e a cuore non solo la nostra sofferenza, ma anche l'immensità di quella del mondo. È una sorta di dovere, e al contempo diritto, che appartiene a ognuno di noi e che ci induce a porre costante attenzione ai risvolti del nostro agire. Significa pensare sempre al dolore che rischiamo di provocare quando, nel vivere quotidiano, perdiamo la sensibilità e la considerazione per l'«altro». Sperare di poter vivere in solitudine è vano. Il prossimo ci aiuta a filtrarci e a misurarci, e riconoscere questa verità apre la porta su mondi nuovi.
Dharma è quindi smettere di gettare dolore sul mondo. È armonizzarsi con il sentire universale, è civiltà della convivenza nell'accrescimento reciproco. Per questo dovremmo aiutarci reciprocamente a fare qualche passo in avanti sul sentiero della consapevolezza. Quello che dovremmo auspicare assieme è la liberazione dal male, partendo dalle piccole cose per arrivare a quelle grandi.
Quando usciamo di casa al mattino, sforziamoci di guardare le persone negli occhi, accorgiamoci della loro presenza e andiamo oltre i loro gesti, anche quelli ostili. Scorgiamo nello sguardo del nemico la scintilla di sofferenza che spesso è responsabile del suo agire oscuro. In quel momento ci accorgeremo di come dentro di noi si sarà spenta qualsiasi reazione di avversione... e di quanta strada avremo percorso sul cammino della nostra evoluzione personale! Ci sarà voluto sicuramente del tempo, ma ne sarà valsa la pena».
Queste profonde riflessioni di un amico riguardano la vita di ognuno. Infatti è possibile descrivere l'esistenza attraverso la metafora di una via, di un percorso che richiede di focalizzare lo sguardo davanti a noi e di procedere sempre. Andando avanti ci lasciamo inevitabilmente alle spalle esperienze, incontri e persone, ma i ricordi riemergono nel presente e determinano il nostro stato d'animo. Quando i ricordi delle persone che ci siamo lasciati alle spalle sono positivi, possiamo in coscienza sentirci appagati dalle nostre esperienze. Ma quando i ricordi che emergono nel presente rievocano solo frammenti di storie e persone che abbiamo lasciato in sospeso, portano
con sé sofferenza e dolore, riproponendo nel presente la disintegrazione dell'essere e del sentire. La sensazione che ne ricaveremo sarà quella di non essere più «interi».
È questo senso di disagio, che per alcuni aspetti è anche vergogna, a richiamare l'attenzione sul processo del perdonarsi e del perdonare per guarire e per guarirsi. Se pensiamo di avere fatto tutte le cose bene, questo discorso non ci riguarda; ma spesso è vero il detto «nessuno nasce imparato». Soprattutto nell'universo delle relazioni è inevitabile che la conoscenza emerga solo strada facendo, attraverso la sperimentazione, la relazione, il provare e riprovare alla ricerca di un comune accordo, di una sintonia e di una corrispondenza reciproca.

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