
LA CESSAZIONE GRADUALE
LE LETTURE DEL MATTINO
Condividiamo il breve brano "La Terza Nobile Verità: la cessazione" di Gregory Kramer tratto dal libro "Mindfulness Relazionale"
Solitamente non pensiamo tanto alla felicità come cessazione di qualcosa, quanto piuttosto come accadere di cose positive o acquisizione di cose desiderate.
Tuttavia uno sguardo attento e riflessivo alle nostre vite rivela il grado di tensione suscitato in noi da voglie, impulsi, richieste e desideri che ci portiamo dietro. Ma fa anche vedere con chiarezza che quando la tensione cala, non importa quando e come, ci sentiamo bene.
Di solito il parametro di riferimento della felicità è rappresentato dalla soddisfazione temporanea delle nostre brame, oppure dalla diminuzione del dolore nell'immediato, anche se in entrambi i casi l'appagamento non dura molto. Le brame dei sensi lo rivelano con grande chiarezza. Se mangiamo un pasto squisito, significa forse che la nostra fame sarà saziata per sempre e non cercheremo più altri pasti squisiti? Ovviamente no. Anzi, ciò probabilmente farà aumentare la nostra brama di sapori raffinati. Se desideriamo una casa grande o vestiti eleganti, ottenere tali cose procurerà solo una felicità momentanea. La cosa non cambia quando entrano in gioco le brame interpersonali; soddisfarle è altrettanto effimero. Desiderio e paura lavorano insieme per destabilizzarci. Il desiderio interpersonale del piacere ci spinge a cercare soddisfazione negli altri; la paura interpersonale della solitudine ci segue passo passo. Se bramiamo di ricevere attenzione, saremo felici quando le persone ci adulano per le nostre doti o ridono delle nostre battute. E ben presto cercheremo ancora più attenzione, per riempire il buco che non può essere colmato. Se bramiamo l'evasione, la felicità assumerà l'apparenza di un anonimato totale, o almeno del suono rassicurante della porta di casa che si chiude alle nostre spalle. Tutto inutile: la paura si infilerà sotto la porta che dovrebbe proteggerci.
Qualunque soddisfazione della brama non può che essere temporanea e precaria. Non fa nulla per porre termine ai bisogni che stanno al di sotto; e quando la soddisfazione svanisce, la inseguiamo di nuovo, eternamente bramosi. Andiamo alla ricerca di maggiore soddisfazione dei sensi, di più attenzione, di più sicurezza – in un mondo in cui tutto è contingente. La cosa più triste non è tanto che sono soddisfazioni transitorie: è che nel perseguirle o nell'aggrapparci a esse siamo quasi sempre tesi. Questa condizione viene spacciata per felicità. Che sapore potrebbe avere una forma più elevata di felicità?

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