
LIBERI DALLE VECCHIE ABITUDINI
LE LETTURE DEL MATTINO
Condividiamo il breve brano "Il movimento naturale della vita" di Pema Chödrön tratto dal libro "Liberi dalle vecchie abitudini"
Tutti noi siamo un insieme di aggressività e di gentilezza amorevole, durezza di cuore e tenera apertura, ristrettezza mentale e accogliente disponibilità.
Non siamo un'identità fissa, prevedibile, statica che chiunque può indicare e dire: "Sei sempre questo. Sei sempre la stessa persona".
L'energia della vita non è mai statica. È mutevole, fluida, variabile come il tempo. Certe volte ci piace come ci sentiamo, altre volte no. Poi ci piace di nuovo. E poi ancora no. Felicità e tristezza, serenità e disagio si alternano continuamente. È così per tutti.
Ma dietro alle nostre idee e alle nostre opinioni, alle speranze e alle paure riguardo a quanto accade, l'energia dinamica della vita è sempre presente, non toccata dalle nostre reazioni di "mi piace" e "non mi piace".
È importante come ci relazioniamo a questo flusso dinamico di energia. Possiamo imparare a rilassarci con esso riconoscendolo come il nostro fondamento, come una parte naturale della vita; ma spesso invece la sensazione d'incertezza, del non avere niente a cui aggrapparsi, può crearci costernazione e innescare rapidamente una serie di reazioni a catena. Entriamo in panico, restiamo presi all'amo e le nostre abitudini prendono il sopravvento: così ci ritroviamo a pensare, parlare e agire in modo del tutto prevedibile.
La nostra energia e l'energia dell'universo sono sempre in movimento, ma abbiamo poca tolleranza per questa imprevedibilità, e scarsa capacità di vedere noi stessi e il mondo come una situazione appassionante, fluida, sempre fresca e nuova. Restiamo invece intrappolati in una routine, la routine del "voglio" e "non voglio", la routine di shenpa, del restare costantemente presi al laccio dalle nostre preferenze personali.
La fonte del nostro disagio è l'inappagabile, disperato desiderio di una certezza e sicurezza durevoli, di qualcosa di solido a cui aggrapparci. Inconsciamente, pensiamo che se potessimo trovare il giusto lavoro, il giusto partner, il giusto non so che, la nostra vita scorrerebbe liscia. Quando accade qualcosa di inaspettato o che non ci va a genio, pensiamo che qualcosa sia andato storto.
Questa non mi sembra una descrizione esagerata del nostro modo di essere. Anche nella vita di tutti i giorni può succedere che veniamo facilmente provocati: qualcuno ci taglia la strada, ci viene un attacco d'allergia, andiamo a cena fuori e il nostro ristorante preferito è chiuso. Non veniamo mai incoraggiati a fare esperienza del flusso e riflusso dei nostri umori, della salute, del tempo, degli eventi esterni piacevoli e spiacevoli, nella loro pienezza. Restiamo invece intrappolati in schemi angusti basati sulla paura. Cerchiamo continuamente di essere rassicurati e di evitare il dolore. È il dilemma universale.
Quando facciamo una pausa, lasciamo un intervallo, e respiriamo profondamente, sperimentiamo un'istantanea freschezza d'animo. Improvvisamente rallentiamo, guardiamo fuori e c'è il mondo. È come restare un istante immobili nell'occhio del ciclone, o nel punto fermo di una ruota che gira. Il nostro stato d'animo può essere agitato o allegro.
Quel che vediamo e ascoltiamo può essere il caos o l'oceano, le montagne, o gli uccelli che attraversano un limpido cielo azzurro. In ogni caso, la nostra mente è momentaneamente tranquilla e noi veniamo "tirati dentro" o spinti via da quello che stiamo provando. Ma la stessa pausa può anche suscitare impaccio, paura, impazienza, un'autocoscienza piena d'imbarazzo.
L'approccio qui è radicale. Si viene incoraggiati a familiarizzarsi, a rilassarsi, a immergersi, qualsiasi esperienza stiamo vivendo. Ci viene suggerito di lasciar perdere il racconto che ci facciamo della nostra vita, il "copione" che noi tutti recitiamo. Ci viene chiesto semplicemente di fermarci, osservare, e respirare. Si tratta di essere semplicemente presenti per pochi secondi, pochi minuti, poche ore, un'intera esistenza, con le nostre mutevoli energie e con l'imprevedibile svolgersi della vita, interamente partecipi di tutte le
esperienze esattamente così come sono.
In questo viaggio di risveglio, in questo viaggio per imparare a essere presenti, è molto utile riconoscere shenpa al suo nascere. Può essere sottile, magari solo un lieve ritirarsi, un'involontaria contrattura, oppure pienamente sbocciato e carico di energia.
In realtà non importa se affrontate shenpa quando è solo un tissone o quando è divampato in un furioso incendio. Se riuscite a fare il primo passo e a riconoscere di essere stati presi d'animo, è già l'interruzione di un'antica risposta abituale. E' già interrompere l'impeto, anche se per un tempo brevissimo, del pilota automatico, e uscire di scena.

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